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LA STORIA DEL LOTTO:

 

Il concetto di fortuna, di sorte, accompagna l'uomo fin dagli albori della civiltà, in un eterno dialogo fatto di speranze, di rispetto, di sfida... E questo rapporto si è spesso incarnato nelle forme del gioco e del giocare.
 
Va da sé che sia possibile seguire un percorso nella storia dell'Umanità, attraverso tutte le epoche e le culture, ripercorrendo l'evoluzione dei giochi di sorte e, in particolare, del Gioco del Lotto.
 
Negli approfondimenti potrai scoprire tante novità sulle origini del Gioco del Lotto e sul rapporto che ebbero i popoli occidentali, dalla Roma repubblicana alle signorie rinascimentali al Regno d'Italia, con l'innata tendenza umana a sfidare la fortuna al gioco.
 
Radici, etimologia, varianti, curiosità: una finestra sull'insolita storia di un gioco avvincente, che da secoli fa parte della nostra vita.

Distribuzione utili del nuovo Lotto - Papa Clemente XIII, Roma, coll. privata.


 

La giuocatrice di Lotto. Memorie di Madame Tolot all'Abate Pietro Chiari, Venezia 1810, coll. privata.

ETIMOLOGIA:

 

La parola "lotto" sembra derivare dalle antiche lingue germaniche. 
Il termine "hleut" identificava, infatti, i giochi di sorte basati sull'estrazione. In gotico la parola "hlauts" significava "sorte" o "porzione assegnata" e designava anche un ciottolo che veniva estratto o gettato a terra per predire, sotto l'influsso divino, questioni di ordine quotidiano.
 
Una seconda ipotesi fa derivare la parola dal termine franco "lot": premio, sorte. Anche in questo caso il termine, che indicava il premio in palio, identificava anche il metodo di estrazione vero e proprio.
 
Nonostante le fonti storiografiche non siano pienamente attendibili, è possibile affermare che la diffusione della parola sia stata simile presso tutti i popoli proto-europei, come dimostra il significato comune del termine nelle diverse lingue moderne.
 
In tedesco "los" indica non solo "sorte" o "destino" ma anche la divisione in lotti di terreni e beni; inoltre "los" indica anche il "biglietto della lotteria" e il verbo "losen" significa "tirare a sorte".
 
In danese il sostantivo "lod" significa "estrazione" e il Gioco del Lotto si chiama "Lotto".
 
In inglese "lot" sta per "destino" o "sorte", mentre il verbo "to lot" significa "assegnare in base a sorteggio".
 
In francese "bien loti" significa "favorito dalla sorte" e, come in italiano, la parola "loto" ha tre significati: lotto di terreno, partita di merce e gioco.
 
In francese "bien loti" significa "favorito dalla sorte" e, come in italiano, la parola "loto" ha tre significati: lotto di terreno, partita di merce e gioco.
 
In spagnolo il sostantivo "lote" indica la partita di merce, "loto" il gioco.

 

 

ORIGINI DEL GIOCO:
 
Ci abbandoniamo alla Sorte? Già i nostri progenitori lo facevano!
 
Pur non essendo possibile attribuire l'invenzione del Gioco del Lotto a una persona precisa o ad un dato momento storico, esso rappresenta e contiene l’evoluzione di diverse forme di giochi di sorte che, più o meno legalmente, erano molto diffuse sin dall'antichità. Il Gioco del Lotto ha infatti origini lontanissime e, nella sua forma moderna, non è poi così cambiato dai suoi antichi antenati.
 
Già molti secoli prima di Cristo gli Egizi e i Caldei amavano giocare di sorte, una tradizione che pare essersi diffusa anche nel mondo occidentale grazie alle popolazioni nomadi e alle guerre di conquista. Anche a Roma, durante i Saturnali di dicembre, venivano organizzate lotterie in cui si estraeva un numero tra quelli distribuiti ai partecipanti su tavolette di legno.
 
Il progenitore della nostra tombola, ma anche del moderno Bingo insomma...
 
 
L'IDEA DEI LOTTI:
L'abbinamento di giocate a premi costituiti da "lotti" sembra avere origine olandese. Ad Amersfoort, non lontano da Amsterdam, nel 1500 alcuni cittadini pensarono di sfruttare la passione del gioco per regolare alcune proprietà non facilmente divisibili. L'idea ebbe successo, ed in seguito venne regolamentato il "Lotto di Olanda".
 
A Venezia, verso la metà del '600, veniva organizzata dal Consiglio dei Pregadi, l'antico Senato veneziano, una lotteria il cui montepremi era appunto "un lotto" di immobili. La lotteria venne chiamata "Lotto del Ponte di Rialto", e il montepremi complessivo aveva un valore vicino ai centomila ducati: una vera fortuna per l’epoca.
 
Si poteva partecipare all'estrazione acquistando "bollettini" al prezzo di due scudi ciascuno.
 
MISURE E CONTROMISURE:
L'innata tendenza umana al "giocare di sorte" fu a più riprese ritenuta immorale. In epoche diverse i governanti cercarono di vietare i giochi ma, non ottenendo altri risultati che quello di favorire la diffusione dei giochi clandestini, spesso iniqui e gestiti dalla malavita, cercarono quanto meno di regolamentarli per evitare facili speculazioni.
 
Così molti stati giunsero alla monopolizzazione, curando in proprio lotterie nazionali e giochi di sorte.
 
Spesso fu l'intento umanitario a convincere i governi a legalizzare il gioco, e in primis il Lotto. Ogni statuto, bando o decreto che lo regolava, infatti, stabiliva che il ricavato dalla gestione del gioco fosse destinato a fini di pubblica utilità e scopi umanitari di volta in volta specificati.
 
Questo è quanto accade ancora oggi: una quota degli incassi del gioco è infatti destinata per legge al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per finanziare diverse opere di recupero e di conservazione del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico.

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia Nazionale Pigalle Edme Jean, La Loterie, 1828.

 

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia Nazionale.
Bartolomeo Pinelli, Interno di camera detto volgarmente botteghino,
Roma Calcografia Camerale 1831.

 

GIOCHI DI SORTE:
 
VICENZA:
Dato il crescente successo dei giochi di sorte, nel 1339 a Vicenza venne promulgato uno Statuto per regolamentali. 
Questo Statuto:
 
stabiliva e limitava i luoghi e i giorni in cui essi si potevano svolgere
fissava una tassa per chi organizzava il gioco
elencava i comportamenti proibiti, l'ammontare delle eventuali multe e i limiti sulle diverse puntate.
In questo periodo erano diffusi vari giochi: le carte, i dadi, la "Zara", i giochi di sorte, che non avevano nulla in comune con il Lotto attuale.
 
MILANO:
Solo dal 1448 si ha notizia certa della diffusione, a Milano, delle cosiddette "borse di ventura", indicate da molti storici come il primo nucleo di quello che più tardi diverrà il vero Gioco del Lotto moderno.
 
Il gioco consisteva nell'assegnare sette "borse" contenenti, rispettivamente dalla prima alla settima, 300, 100, 75, 50, 30, 25, 20 ducati in contanti. Chiunque, pagando un ducato, aveva la possibilità di veder inserito in un recipiente di vimini un biglietto recante il proprio nome. Versando più ducati, si potevano avere più biglietti.
 
In piazza Sant'Ambrogio, in un secondo recipiente, venivano depositati altrettanti biglietti, sette dei quali recavano l'ammontare dei diversi premi mentre i restanti erano in bianco. Nominato uno dei presenti ad effettuare le operazioni, veniva estratto un biglietto dal recipiente contenente i nomi, e uno da quello dei premi: se al nome estratto risultava abbinato un biglietto bianco, non si vinceva nulla; se invece ne veniva estratto uno recante un premio, l'ammontare di questo veniva consegnato al vincitore alla presenza di tutti i giocatori.
 
Nel 1539 in Francia, sotto Francesco I, questa meccanica di gioco verrà ripresa con il nome "Blanque" (bianca).
 
FIRENZE:
Nel 1530 a Firenze apparve per la prima volta la "imposta straordinaria". Dopo che si erano assegnate a ogni cittadino, in base alla ricchezza, delle polizze numerate e di ugual prezzo, si procedeva all'estrazione di alcuni premi rappresentati da oggetti di valore, case e poderi. In questo modo furono rimessi in circolazione beni confiscati per ragioni politiche.
 
Il gioco stava conquistando, in forme diverse, tutti i popoli d'Europa!

 

GIUOCO DEL SEMINARIO:
 
1576: SI LEGALIZZA IL GIOCO:
Il Lotto: prima che un gioco… una previsione politica?
 
L'attuale formula del Gioco del Lotto sembra derivare in maniera abbastanza diretta da una pratica in uso a Genova nel XVI secolo, presto estesa a tutta la penisola, che permetteva di scommettere sui nomi di cittadini candidati a cariche pubbliche.
 
Inizialmente clandestino, ma ben presto divenuto legale, il gioco prendeva spunto da un "sistema elettorale" in vigore a Genova nel XVI secolo, che prevedeva l'estrazione casuale di 5 nomi di cittadini particolarmente meritevoli, su un totale di 120 "papabili", che avrebbero assunto il ruolo di membri del Maggior Consiglio della Repubblica.
 
Questa pratica prese quindi il nome di "Giuoco del Seminario".
Agli appassionati e numerosi giocatori veniva data 2 volte l'anno l'occasione di tentare la sorte con un'estrazione di cinque nomi (casi favorevoli) su centoventi imbussolati (casi possibili).
 
DAI NOMI AI NUMERI:
Il sorteggio semestrale suscitò ben presto l'interesse del pubblico che cominciò a puntare somme di denaro su quali candidati sarebbero stati scelti tra i 120. Qualche anno dopo il numero dei candidati fu ridotto a 90, e ben presto i nomi furono sostituiti da numeri. 
Dapprima le giocate nacquero spontaneamente tra singoli, poi furono accettate giocate da più persone e, infine, si formarono società che tenevano banco a particolari condizioni e che definirono le prime regole ufficiali del gioco.
 
I primi gestori del gioco non si limitarono ad accettare le puntate solo su un nome, ma le ampliarono dando vita a "estratti", "ambi" e "terni" che, per molto tempo, furono le sole combinazioni su cui si basò il gioco.

 

Milano, Civica Raccolta Bertarelli
Manifesto del Lotto Imperiale Viennese, 1841.

 

Archivio di Stato di Roma, Bandi, Busta 468
Estrazione del 9 novembre 1805.

 

IL "LOTTO DELLA ZITELLA":
 
La voglia di giocare aumentava...
Nella seconda metà del XVII secolo si diffuse il "Lotto della Zitella". Invece che ai candidati alle cariche politiche, i numeri erano abbinati al nome di ragazze povere: le sorteggiate erano premiate con una dote del valore di 100 lire.
 
Anche questa versione del gioco divenne famosa in tutta Europa e la sua diffusione in Francia viene attribuita nientemeno che a Giacomo Casanova. Ben presto il gioco entrò anche nelle grazie dei ministri delle Finanze che, dimentichi delle zitelle, reclamarono gli incassi per l'erario.
 
Nella seconda metà del XVIII secolo il gioco si diffuse anche in Austria, Belgio, Olanda, Prussia, Danimarca. In seguito cadde in disuso, e nella versione "Zitella" sopravvisse soltanto in Italia ed Austria.
 

 

IL LOTTO MODERNO:
 
Proibito a più riprese per il dilagare delle giocate "clandestine", ancora nel XVII secolo i Serenissimi Collegi, l'allora Ministero delle Finanze, ribadirono la non legalità del gioco d’azzardo. Allo stesso tempo, tuttavia, permisero l'esercizio del “Seminario” a chi ne avesse ottenuto la licenza, dietro pagamento di un diritto concessionario.
 
Dovendo rendere conto di un giro di affari sempre più crescente, i concessionari del gioco si cautelarono dal rischio di pagare eventuali premi superiori all'incasso, costituendo un fondo premi chiamato "Monte delle scommesse" da ripartire fra i vincitori. In questo modo era assicurato agli organizzatori il margine di guadagno preventivato.
 
Se nessun nome veniva indovinato, e questo accadeva piuttosto spesso, le puntate venivano restituite. I premi non distribuiti si sommavano al montepremi dell'estrazione successiva.
 
La fama del Lotto si diffuse presto in tutta la Penisola e le giocate iniziarono ad arrivare anche dagli altri Stati Italiani. Il fascino del gioco di Genova, il brivido della scommessa e il miraggio di conseguire con la medesima posta diversi guadagni attraverso diverse probabilità, portarono il Lotto a una diffusione vastissima e a un ingente giro di giocate.

 

Archivio di Stato di Roma, Bandi, Busta 468. - Nota degli Ambi e dei Terni
che vengono composti con 90 numeri, Roma XIX secolo.

Roma, Collezione privata. - Lotteria del Regno d'Italia, ricevute 1872-1874.

 

NASCE L'ITALIA: UNO STATO, UN LOTTO:
 
Nel 1861 furono apportate alle poste in premio tre sostanziali modifiche:
fu abolito l'ambo nominato
il premio per la sorte del terno venne ridotto a sole 5.000 volte la posta
il premio per la sorte dalla quaterna fu ridotto a sole 60.000 volte la posta.
Il 27 settembre 1863, quando ormai l'Italia era un regno unito, il Lotto entrò ufficialmente a far parte delle entrate previste nel bilancio statale.
 
Da qui, il Lotto si diffuse in tutti gli altri stati italiani (Piemonte, Stato Pontificio, Veneto, Regno delle Due Sicilie, ecc) anche se con caratteristiche diverse.
 
Nel gennaio 1864 un Regio Editto determinò un primo riordinamento del gioco: le ruote erano appena 6 e le giocate possibili erano quelle per la sorte dell'ambo semplice, del terno e della quaterna.
 
Soltanto nel 1871, a unificazione realmente avvenuta, furono scelte otto città italiane (Bari, Firenze, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia) denominate comunemente ruote o compartimenti a cui si aggiunsero, nel 1939, Cagliari e Genova.
 
Quasi trent'anni più tardi, nel 1891, il regolamento delle poste in premio venne nuovamente modificato, nella forma valida fino alle modifiche del 2005. 
I premi divennero:
estratto semplice: 11,236 volte la posta
ambo: 250 volte la posta
terno: 4250 volte la posta
quaterna: 60.000 volte la posta.
L'8 luglio del 1933 venne introdotto anche il gioco della cinquina (pagato 1.000.000 di volte la posta), e aumentato il premio della quaterna (da 60.000 a 80.000 volte la posta). 
Era ormai nato il Gioco del Lotto che noi tutti oggi conosciamo.
 
LE RUOTE DEL LOTTO:
Oggi sono 11 le ruote del Lotto sulle quali si può puntare. In origine, a partire dal 1871, erano solamente otto: quelle di Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia. I compartimenti di Cagliari e di Genova, che completano il quadro delle ruote come le conosciamo oggi, vennero aggiunti soltanto nel 1939.



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